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mercoledì 22 gennaio 2014

Una padella che cade, qualcuno che impreca. Cadono delle posate, tante - nel mentre, la stessa voce che prima ha imprecato ora geme. Frank apre gli occhi, annusa l'aria che sa di uova e caffè. Sorride, si volta sulla schiena e si stiracchia.
- Ahhh, - fa, - che profumino... E bravo Gregorio!
- Io non ho fatto niente...
Frank si mette a sedere sul suo giaciglio - un pezzo di cerata bianca e lercia sulla terra battuta e umida - e aguzza gli occhi, poi se li stropiccia. Non riesce a vedere nell'angolo opposto della cantina.
- Ehi, - fa, - sei lì?
- No, - risponde la voce d'un uomo, nel buio pesto, - sono andato a farmi un giro.
Frank si alza, si massaggia la schiena dolorante, all'altezza delle reni.
- Pensavo fossi tu, di là... - dice.
- Non si vede niente...
- S'è preso il mozzicone di candela, - dice Gregorio.
Frank cammina - tentoni - verso la voce. Raggiunto un piccolo banco di legno, vi si appoggia coi gomiti.
- S'è preso... chi?
- Il cuoco, naturalmente, - risponde Gregorio. E aggiunge:
- L'hai fatto di nuovo...
Frank tace qualche secondo, si gratta la testa. Poi, sospira.
- Mi dai un pacchetto di Lucky morbide, per favore? - chiede.
Gregorio - seduto su uno sgabello, dietro il banco - allunga una mano, prende un pacchetto di sigarette e lo posa sul banco. Dalla stanza vicina giungono rumori di stoviglie, spadellamenti e il canto del cuoco:
- ... quanti pezzi di ricambio, quante meraviii - i - glieee... / quanti articoli di scambio, quante belle figlie da sposaar...
Frank accende una sigaretta. Inspira, espira. Poi, illumina il pacchetto con l'accendino.
- No, - dice, - son Marlboro...
Gregorio sbuffa, gli strappa dalle mani l'accendino e con quello illumina la parete che ha alle spalle. Per un attimo, appare un vasto assortimento di pacchetti di sigarette, sigari, tabacco da rollare e addirittura da pipa. Gregorio trova subito le Lucky vicino alle Marlboro, lascia spegnere la fiammella e allunga il pacchetto giusto a Frank. Intanto borbotta:
- Io non so perché tutte 'ste marche, se fumi solo Lucky morbide...
- ... e quante belle valvole e pistoni, - canta il cuoco, - fegati e polmoni, quante belle biglie a rotolar...
- Te l'ho detto, - dice Frank, - non padroneggio ancora appieno il processo... Mi dai l'accendino?
- No, non è che non lo padroneggi appieno, - rincara il tabaccaio, - non lo padroneggi affatto... Son lì, gli accendini...
- Dove?
- Ma lì, cazzo... Aspe... Ahia! Sta' fermo!
- Ok, scusa - dice Frank.
- Qua, sono qua... Ce n'è un pacco intero...
Frank rovista nel buio, poi il suo volto appare per un attimo, illuminato da una fiammella.
- ... Tu non fumi proprio, Gregorio?
- Eh, no, - dice il tabaccaio, - non fumo proprio. Nel senso che non fumo sul serio... Cos'è, devo iniziare? Ma che domande fai? Tu non fumi "proprio"? Non è che uno non fuma così così o fuma soltanto in parte...
- Macheppalle che sei stamattina! - sbotta Frank.
- No, cheppalle lo dico io! - gli risponde secco il tabaccaio. Poi:
- Cos'è 'sta roba? Chi sono io? E perché? Come mi chiamo?
- Gregorio, - dice Frank, - ieri hai scelto di chiamarti "Gregorio"...
- Cosa ci faccio con una tabaccheria in una cantina, - continua l'altro, - e un solo cliente, che è anche il mio... ho delle difficoltà a dirlo...
- E allora non dirlo, - lo interrompe Frank.
- ... e quante belle triglie nel maaaar! - conclude di là, per la terza volta, il cuoco.
- E come sai che è mattina? - chiede il tabaccaio a Frank.
- Occazzo, - risponde l'altro, - c'è odore di uova strapazzate e caffè, c'è qualcuno che canta in cucina, mi sono appena svegliato, è mattina, ok?
- E allora, - fa petulante il tabaccaio, - io sono in piedi da dodici ore, è buio pesto e mi girano i coglioni, quindi è sera, ok?
- Ah sì? - risponde Frank, iniziando a petulare pure lui, - E come fai a sapere che "sei in piedi" da dodici ore?
Per tutta risposta, il tabaccaio strappa di nuovo dalle mani di Frank l'accendino. Si alza dal suo sgabello e illumina - sul muro di mattoni a vista, nerastri di polvere - un orologio da parete che segna le 9.
- Vedi? - fa, - sono le 9 di sera!
Poi, torna a sedersi e sbatte l'accendino sul banco.
- Il tabaccaio è chiuso, caro mio!
- Secondo me, - dice Frank, - sono le 9 di mattina...
Gregorio, nel buio, emette un gemito di rabbia impotente. Appoggia i gomiti sul banco e si mette le mani nei capelli. Poi, si tira su e prende a fissare il buio di fronte a sé.
- Senti, - dice Frank, mettendogli una mano sul braccio, - mi dispiace di averti... tirato in mezzo a questa cosa... Davvero, io non l'ho fatto apposta...
- Perché sono qui? - chiede Gregorio.
- ... Non lo so... Ma sto cercando di rimediare... Hai visto? Tu hai giustamente fatto notare, ieri, quando sei... apparso, che qui saremmo morti di fame e... senti il profumino? Tra poco, mangiamo! Non sei contento?
- No che non lo sono! E vuoi sapere perché?
- Certo, Gregorio!
- Perché sono nato all'età di 45 anni soltanto per portare le sigarette a un coglione che è rimasto murato in cantina... Un tabagista imbecille, il cui primo pensiero - quando il terremoto l'ha sepolto vivo - è stato: "Oh, mio dio, sono senza sigarette!" E allora che fa? Materializza - non si sa come - non un pacchetto o venti stecche di sigarette... No! Un tabaccaio! Un tabaccaio, cristo santo!
- Hai ragione, - dice Frank, - hai perfettamente ragione. Sarebbe stato molto meglio materializzare soltanto delle sigarette, ne abbiamo già parlato ieri... Ma evidentemente, e il cuoco di là lo dimostra, non sono capace o non funziona così...
- Sei un coglione, - dice il tabaccaio, liberando il braccio.
- Vero, - fa subito Frank, - verissimo.
- E' proontooo, - grida il cuoco, di là.
Gregorio e Frank si avviano verso l'altra cantina. Camminano piano, strascicando i piedi e cercando di toccare gli ostacoli con le mani prima che con la faccia.
- Adesso c'è anche quell'altro, di là... - brontola il tabaccaio.
- Ora mangiamo, - dice Frank, - poi vediamo...
- E mica il cuoco, ha materializzato per primo... No!
- Vabé, ma è inutile star lì...
- Il tabaccaio! Coglione...
- Uffa, - fa Frank, - se avessi tirato dentro prima un cuoco, tu saresti comunque arrivato oggi... Cambia poco...
Nel corridoio che unisce le due cantine, i due procedono un po' più alla svelta - perché possono dirigersi verso il tremolante bagliore che esce da una porta senza battenti.
- E chennesai che non cambia? Sono un io generico o un io... individuato?
- ... Senti, a pancia vuota, io non riesco proprio...
- Vuoi fumarti una sigaretta, così magari ti schiarisci la mente?
- Grazie, ma ho appena spen...
- Magari, oggi avresti materializzato un altro tabaccaio e avresti lasciato in pace me!
- Forse...
- Non sai un cazzo, non sai!
Finalmente, entrano nell'altra cantina. Su un piccolo tavolo, il mozzicone di candela piantato in una bottiglia illumina un gran numero di portate: uova strapazzate, salsicce, fette di prosciutto cotto e intiepidito, formaggio, pane caldo, crepes, pancake, un' aringa affumicata, yogurt, miele, melata, succo d'acero, muesli, frutta secca e fresca, un tacchino intero, croissants e saccottini al cioccolato.
- La colazione è servita, - dice il cuoco. Girato di spalle, è ancora lì che spreme le arance.

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