C’è quella volta che era inciampato nella gamba del
tavolo, e si era incazzato, perche’ un sgambetto da un
tavolo e’ un epilogo troppo umiliante.
Quella volta che era entrato uno,
gli aveva chiesto una birra e un whiskey; “Lo metti in questo bicchiere
il whiskey? Mi fa schifo bere qui dentro” cosi’ diceva il tizio mentre lo spaccava per terra. Frank gli ha tirato la birra
addosso.
Poi c’e’ quella volta che a 13 anni, un prato di brufoli e un
NO stampato sulla fronte, era andato a dirle: “Emma, sei molto bella”
“eh…”, come per dire, questa la so, vai avanti, “Posso…” “No!” aveva
detto Emma. Che lui se l’aspettava gia’ prima il NO, già quando era
uscito di casa, se l’era appiccicato in fronte.
Poi c’era quella volta
che aveva deciso di stare con sua moglie per paura della vita con
l’altra e quella volta che aveva deciso di stare con la sua amata per
paura di una vita intera con sua moglie.
Poi c’era quella volta che sua
madre l’ha guardato l’ultima volta. E quella volta della
nostalgia dello sguardo severo di sua madre.
E poi c’e’ questa volta, in cui
tutto quello che avrebbe dovuto esserci non e’ li’. Che anche un nemico
gli fa comodo li’ sotto, una gamba del tavolo, un amore che lo cerca.
Così, ebbro della relatività di una vita in cui non ha mai creduto, si
lecca le dita, spegne la candela e fresco come una rosa, alle undici di
un mattino, sereno, si addormenta.
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