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lunedì 10 febbraio 2014

eterna impermanenza

C’è quella volta che era inciampato nella gamba del tavolo, e si era incazzato, perche’ un sgambetto da un tavolo e’ un epilogo troppo umiliante.
Quella volta che era entrato uno, gli aveva chiesto una birra e un whiskey; “Lo metti in questo bicchiere il whiskey? Mi fa schifo bere qui dentro” cosi’ diceva il tizio mentre lo spaccava per terra. Frank gli ha tirato la birra addosso.
Poi c’e’ quella volta che a 13 anni, un prato di brufoli e un NO stampato sulla fronte, era andato a dirle: “Emma, sei molto bella” “eh…”, come per dire, questa la so, vai avanti, “Posso…” “No!” aveva detto Emma. Che lui se l’aspettava gia’ prima il NO, già quando era uscito di casa, se l’era appiccicato in fronte.
Poi c’era quella volta che aveva deciso di stare con sua moglie per paura della vita con l’altra e quella volta che aveva deciso di stare con la sua amata per paura di una vita intera con sua moglie.
Poi c’era quella volta che sua madre l’ha guardato l’ultima volta. E quella volta della nostalgia dello sguardo severo di sua madre.
E poi c’e’ questa volta, in cui tutto quello che avrebbe dovuto esserci non e’ li’. Che anche un nemico gli fa comodo li’ sotto, una gamba del tavolo, un amore che lo cerca. Così, ebbro della relatività di una vita in cui non ha mai creduto, si lecca le dita, spegne la candela e fresco come una rosa, alle undici di un mattino, sereno, si addormenta.

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