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giovedì 13 febbraio 2014

materiali da Un cane due cani




Sono nel giusto Dugo, dammene atto.

Te ne do atto.

Dimmi che ho molta ragione.

Hai molta ragione.

Dimmi cosa faresti tu se fossi in me.

Non so.

Vedi. Nessuno mai che si sollevi a difendermi.

Vieni qui.

Sai cosa faccio?

No

Faccio un casino.

E cioè?

Chiamo i giornali e racconto tutto, li distruggo. Creerò un caso, ne parleranno tutti e dovrano rispondere delle loro malefatte davanti alla giustizia e davanti a dio.

Certamente. Vieni qui.

No.

Ce l’hai con me?

Dimmi cosa devo fare.



Rilassati.













Appena ti ho conosciuto eri solo alto, fumavi, avevi le clarks.

Anche adesso sei alto fumi e che hai le clarks. Ma prima era completamente diverso.

Eri solo quello, eri in quello e basta, e questo mi piaceva. Perché eri semplice. Ti si poteva disegnare come un fumetto.

E’ bello conoscere qualcuno e poterlo tratteggiare come un fumetto, ne cogli solo gli aspetti essenziali e del resto non ti occupi, non vai di chiaroscuro e di forme, solo di linee.

In forma di linea io mi sono innamorata veramente di te.



Caro Dugo, ti dirò ancora una cosa: quando una persona ti riguarda da vicino ormai non la vedi più, la sai e basta, la sai a memoria, con qualche piccola variazione s’intende, qualche piccola scoperta, ma perlopiù quel che si aggiunge e ruggine, sporco grasso, modi di russare, modi di ansimare, modi.







Un trauma non è necessariamente una cosa grossa. E’ anche una sfumatura, una cosa che si cancella, se ne va e non la trovi più. Un trauma non è necessariamente una cosa che tutti possano capire solo perché è accaduta. Una cosa accade, non perché è accaduta interessa a tutti.




Per il tuo compleanno ti ho regalato un paio di scarpe nuove che non sono clarks. Non so perché l’ho fatto, pensando di fare del bene, ho pensato che con il caldo dell’estate saresti stato più fresco con delle belle scarpe di tela. Se qualcuno ti conoscesse adesso ti vedrebbe alto, che fumi e guardi nella videocamera con le scarpe da ginnastica di tela.



Caro Dugo, non trovi anche tu che ipotizzare futuri migliori sia una cosa elettrizzante? Pensando alla nostra casa abbiamo comprato anche alcune cose.



Una piantina grassa, due cornici, un appendiabiti. Avremmo voluto comprare anche degli interruttori per la luce, di quelli in ceramica, pensando di sostituirli a quelli che normalmente si trovano nelle case, fatti di plastica, ma ci siamo detti: per oggi basta, non si può comprare tutto subito. Abbiamo immaginato la nostra casa nei minimi particolari.




Dato che abbiamo litigato stasera non c’eri. Ho aperto il freezer, dentro c'era la bottiglia di wodka che ci avevamo messo ieri perché si raffreddasse. Ho pensato: una delle poche cose ancora non contaminate. Ne avevo coscienza ma l'ho toccata lo stesso, ne ho versato un bicchiere e l'ho rimessa a posto. Tutto ciò che c’è, è un conto alla rovescia. Da quando ho messo piede in casa tutto ha cominciato a depennarsi. I passi segnano altri percorsi, si mangia, si parla, si ride. Si sopravvive.



Caro Dugo, vorrei che tu sapessi che tu esisti per me, ed esisti non solo nel mio presente ma anche nel mio passato. Ho lavorato a connettere tutti i passaggi in cui qualcosa nel passato non era che un segno, un presagio del tuo avvento nella mia vita. Ho riposizionato ogni cosa in funzione del tuo arrivo. Ed ora tutto funziona di nuovo perfettamente. Si è trattato di una manomissione consapevole ma presto rimossa. Adesso posso dire: senza di te la mia vita non avrebbe avuto senso. Non avrebbe avuto senso. Anche se prima aveva senso ugualmente, un senso in cui tu non eri compreso.










(...)

Così. Per cercare di essere razionale, ho pensato di scrivere su un diario tutti prezzi delle cose, per averli presente, nel caso dovessimo fare dei bilanci.

Gelato artigianale, con due palline, due euro. Con panna due e trenta.

cerotti salvelox: quattroeuroeventi.

panna da cucina dueeuro.

scarpe di marca, in saldo a metà prezzo.: duecentosedici euro.

ti ricordi quanto costava un gelato con due palline nel settantatre?

quanto guadagnava un insegnante di scuola media?

quanti gelati a due palline con panna guadagnava al mese?

Quanto guadagnava quanto guadagnava.



Ma chissenefrega quanto guadagnava.

lunedì 10 febbraio 2014

eterna impermanenza

C’è quella volta che era inciampato nella gamba del tavolo, e si era incazzato, perche’ un sgambetto da un tavolo e’ un epilogo troppo umiliante.
Quella volta che era entrato uno, gli aveva chiesto una birra e un whiskey; “Lo metti in questo bicchiere il whiskey? Mi fa schifo bere qui dentro” cosi’ diceva il tizio mentre lo spaccava per terra. Frank gli ha tirato la birra addosso.
Poi c’e’ quella volta che a 13 anni, un prato di brufoli e un NO stampato sulla fronte, era andato a dirle: “Emma, sei molto bella” “eh…”, come per dire, questa la so, vai avanti, “Posso…” “No!” aveva detto Emma. Che lui se l’aspettava gia’ prima il NO, già quando era uscito di casa, se l’era appiccicato in fronte.
Poi c’era quella volta che aveva deciso di stare con sua moglie per paura della vita con l’altra e quella volta che aveva deciso di stare con la sua amata per paura di una vita intera con sua moglie.
Poi c’era quella volta che sua madre l’ha guardato l’ultima volta. E quella volta della nostalgia dello sguardo severo di sua madre.
E poi c’e’ questa volta, in cui tutto quello che avrebbe dovuto esserci non e’ li’. Che anche un nemico gli fa comodo li’ sotto, una gamba del tavolo, un amore che lo cerca. Così, ebbro della relatività di una vita in cui non ha mai creduto, si lecca le dita, spegne la candela e fresco come una rosa, alle undici di un mattino, sereno, si addormenta.